Costumi
In Fontana sono ancora vergini i costumi patriarcali – Fino a pochi anni dietro, e forse ancora oggi incontri qualche antico contadino, con i calzoni corti a brache, di velluto verde-bottiglia, calze lunghe di
bambagia se inverno, o di filo bianco-turchino se di calda stagione, le quali gli covrono l’intera gamba
fino al poplite del ginocchio, e sono fermate e strette da limacce nascoste sotto i bottoncini o la fibietta
del corto calzone, che passa il ginocchio appena, ed è stretto al capo della fibula: calzato di pesanti
scarpe di grosso tomaio; con giustacuore di doppio panno color marrone e giacca simile durante il freddo, se d’està corpetto di vagramma a bottoni di metallo lucido, e giacca di langhè. In testa il berrettino
di lana o filo-cotone, con fiocco rizzato all’aria: se in viaggio per altro luogo de’ prossimi comuni, a
quel berrettino è sovrapposto il cappello di paglia o di feltro a cilindro se civile, se villano il berretto, o
coppola rossa alla marinaro, ovvero di color tabacchino – In pugno nodoso ed alto bastone di sorbo o
di altra pianta selvatica, duro, forte, bernoccoluto.
Nel portamento grave e risoluto; verboso e corretto nel linguaggio – Passionato fin all’entusiasmo nel
parlar di caccia e di uccelli, di semina, e di puta, di vino, di legumi, di cani e di schioppo.
La contadina poi matura negli anni, la osservi abbigliata anche oggi nell’antico costune, colla sua gonna di sajone a piccole pieghe – o increspata – con lacci rossi che ligano le spalliere – la podea di panno
scarlatto che le fascia il petto – il giubbone di velluto rosso ad ale volanti, e maniche strette – fazzoletto
scarlatto al collo, i cui lembi intortiglaiti sono trattenuti dalla legaccia del senale di fustanea verde, con
largo rovescio filettato da fettuccine scarlatte – Un fazzoletto di percalla in testa legato a mò di pala,
perché piegato in quadrato e non a turbante – senza la coda che portavano anticamente le zitelle, le quali
oggi hanno mutato la coda in piccolo turbante.
In testa la magnosa o tovaglia di tela di lino bianchissimo, alle cui estremità vi è un pezzilo-merletto
di filo, con una frangia anche di filo bianco; quale tovaglia è piegata in modo che le due estremità si
accavalcano l’una sull’altra, e cadono sulle spalle, a mò di velo di antica greca o catalana, dalle quali
tale costume ci pervenne.
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