Villa di Campagnano
Dalla strada così detta La pozzolana sulla piazza d’Ischia, salendo per alpestre pendio si va alla villa
di Campagnano.
Dicesi Campagnano – quella contrada – da Campania – oggi Terra di Lavoro – perché le sue pianure
oggi presentano l’aspetto dei terreni dell’antica Campania, per la fertilità del suolo, e per la piantagione
delle viti formata ad arbusti.
Lo Ziccardi dice che Campagnano dall’Andria fu assomigliata alle pianure di Terra di Lavoro, si
perché non si vede il mare, si perché le viti maritate ad altissimi pioppi fanno i veri arbusti, dove le
medesime nel rimanente dell’isola sono accomodate a pali.
Or questa somiglianza fermò l’attenzione degli antichi isolani, e dissero il luogo – Campanile similis,
donde nei bassi tempi fecero Campanianuse, Campagnano.
Il monte di Campagnano domina il castello già descritto ed è coltivato fino alla sua cima.
Questo Villaggio è ornato di gruppi di casolari, e rurali abituri, fra i quali sorgono belli fabbricati di
agiati possidenti, e gentil casini di benestanti del Comune.
In uno di questi buoni fabbricati appartenente ai signori Mazzella, venne eretta una Cappella dal Canonico D. Innocenzio Mazzella, che dedicava a S. Teresa, in cui prodigava senza risparmio moltissimo
denaro per fornirla di finissimi stucchi e marmi, preziosi arredi: e statua di argento della Santa, Calice
d’oro, ed altri utensili di altare, come frasche candelieri e leggio tutti anche di argento, ed infine di altri
suppellettili di gusto, di pregio, d’arte e di valore.
Il sito del Villaggio è ridente, poiché l’occhio si spazia sulle onde del mare – che or placido or rabbioso, lambisce e scuote i confinanti promontori di Cartaromana e S. Pancrazio, e si distende lontano lontano fino all’isola di Capri, e si accosta e volge in giro per la riviera che circonda in Napoli il delizioso
cratere, e le spiagge dell’epica Cuma.
Quivi cresce rigogliosa la vegetazione, arricchita da un aere puro, flogisticato da quelle piante.
Nella parte interna del villaggio le circostanti valli e le estese pianure di Liguori e de Conti, le ridenti
colline di Chiumano, del Covone e di S. Pangrazio completano quella magica scena che l’anima ti
rapisce in un’estasi soave, poiché ti vedi non più su di un’isola, ma in terra circondato da filari di folti
arbusti, e da ricchi seminati, che in altri punti non ti è dato incontrare.
A ragione adunque si raccontò da Strabone che in questa rurale contrada anche le miniere di oro vennero scoverte.
Cronisti posteriori aggiunsero che tali miniere furono scoverte accosto al diroccato tempietto di S.
Sebastiano; da poiché, se pure tale tradizione nel significato letterale non ha troppo costante autenticità,
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nel senso figurato è troppo vera, perché miniere d’oro erano e sono quei fertili terreni per gli accorti ed
industri coloni che li coltivano.
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