La vendetta di una donna
Un giorno gli armigeri perlustrando per le campagne di Monterone, anche in Forio, infeste da malviventi, videro in un vicoletto detto del Carrubio che un uomo nello scovrirli si pose a fuggire; uno di essi
fu lesto a sparargli appresso, lo colpì, e cadde - Era un sordo-muto!.......detto il muto di casa d’Ambra,
perché sciocco, non perché reo, al vedere gli armati soldati, che dal volgo chiamansi gli sbirri, avea
preso la fuga.
Questo sordo-muto avea una sorella chiamata Caterina d’Ambra, la quale ad un coraggio che trascendea in fierezza, ad un animo dispettoso e vendicativo, accoppiava un affetto straordinario verso questo
fratello, ed un cuore risoluto ad ogni straordinaria e pericolosa impresa.
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L’affetto per la vittima irritò Caterina, per cui giurò di far pagare, alla brigata, a caro prezzo il sangue
sparso del suo amato fratello.
Aspettò la sera di un solenne dì festivo, sapendo, che, quella sbirraglia priva di disciplina e di educazione, non si sarebbe in tale serata ritirata in caserma, senza essersi avvinazzata da ridurre branco di
animali.
Venuto il giorno desiderato, Caterina approfittava dell’universale baccano della festa (baccano ed orgia in cui vanno a consistere le festività religiose per la maggior parte de’ cattolici), perché gli stravizzi
della giornata disertavano più presto le strade, in quel paese rurale, dagli ubbriachi e stanchi operai;
per lo che, scorsa appena la prima metà della notte, si unì ad una sua cugina di pari indole coraggiosa,
e seguito da tutto il parentado, che ascendevano a circa quarant’uomini risoluti, si portò ad assalire gli
armigeri nella loro stessa caserma, posta al lido del mare, verso la spiaggia di Monticchio, propriamente
accosto la porta del paese.
Era la caserma composta di unica stanzuccia a pianterreno, che serviva per corpo di guardia e per
dormitorio.
Gli sbirri sopraffatti dal vino giacevano sul tavolato come maiali, e i loro corpi sarebbero sembrati
inanimati, se non avessero russato in modo che lo strepito si sentiva da fuori, e servì ad avvertire la
Caterina, che il momento era proprizio ai suoi disegni.
Gli uomini ben armati, chi di ferro, chi di schioppo, chi di strumenti rurali, chi munito di zolfo, e polvere, ed altri portanti scale, legna, zappe e pali di ferro, tutti istrutti del proprio incarico della assegnata
azione, si apprestarono alla caserma.
Caterina fa piazzare le scale e coll’altra compagna monta sul tetto, da altri fa occupare il loggiato, che
sporgeva sul mare sottoposto, verso ponente, per togliere l’uscita ai prigionieri in quel lato, nel caso
che volessero trovare uno scampo dalla parte del mare; lascia altra mano di armati a guardia della porta
d’entrata per impedir la fuga o la resistenza.
Sul tetto della casa vi esisteva il coverchio del condotto del fumo che comunicava al focolare, ch’era
nella stessa stanza: Caterina lo toglie, ordina che le portino le legna, il zolfo e la polvere: si accorge
che il loggiato è coverto da borre e fascine di mirti già secche, trova queste legna più accendibili, colle
sue mani, aiutata dalla cugina, ne afferra una brancata; le accende e le gitta pel cammino sul focolare;
su quelle versa il zolfo, la polvere, e poi altre legna quasi fresche, onde accrescano fumo da superar la
fiamma. Il fumo è densissimo; è soffocante; il fuoco è scottante; i birri ubbriachi marci non possono
sfuggire la fatale conseguenza! Di dodici, uno si salvò, perché meno ebbro degli altri, e si salvò mettendo la testa nel luogo più schifoso ch’ivi si trovava (253).
253) Questa caserma apparteneva alla famiglia Castaldi Vito di Forio, e fin a pochi anni dietro vi rimanea un avanzo di una maceria della casa, fra li scogli del mare, alla punta della marina confinante al ponte di Monticchio.
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La Caterina assicurata del colpo, caccia dall’affannoso petto un sospiro troppo eloquente: atteggia il
labbro ad un riso d’inferno, che indica «La mia vendetta non ha fallito», scende dal tetto colle mani scottate, col volto annerito dal fumo, coi capelli sconvolti, colle vesti mezze bruciate, parea una Megera!
Dalla chiesa vicina sonano i rintocchi del SS. Viatico per un moribondo, il popolo accorrerà alla chiamata, possono gli assalitori essere scoverti, arrestati; per cui Caterina scende in fretta dal tetto, ordina
la ritirata, e tutti abbandonano quegl’infelici in preda ad una disperata morte, e si vanno a rinselvare; a
prendere il posto fra i banditi ed i facinorosi.
La Caterina si chiuse nella Chiesa di S. Lucia luogo di asilo per le leggi del tempo, e lì per dodici anni
rimase ricoverata! (254)
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